Ci sono cose che l’autunno spazza via, cose che d’inverno non si ricordano più perché se si ricordassero sempre non si potrebbe vivere serenamente un anno felice. Allora durano nella mente il tempo di un Settembre e poi passano; il tran tran e la noia stendono il loro velo opaco sopra tutto quanto e rimane solo un’alone di malinconia, nel sapere che non hai più una cosa bellissima, ma non sai qual’è, questa cosa che manca. Voglio imprimere qui, su questa pagina immaginaria, tutto ciò che tra un pò la mia testa indaffarata oscurerà da se stessa… voglio che quando non saprò più ricordare, ci sarà sempre una roccia scolpita che sarà segnata e farà la differenza tra una cosa vissuta e una cosa sognata…
La luce che filtra da una finestra socchiusa, il rombo nelle orecchie quando fai il morto nell’acqua, il profumo di una focaccia appena sfornata… il rumore leggero di una sedia spostata.
Grida di bimbi che litigano e fanno subito pace, lo scalpestio della ghiaia davanti casa, qualcuno che passa e rimanda un saluto.
Il caldo che emana un muro che è stato al sole, una stretta di mano, un sorriso. L’odore di fritto misto all’ora di pranzo e tu che hai fame, il rumore della doccia aperta, il “cià cià” di una bimba che gioca sulla riva.
L’inno dell’Italia, una medaglia al collo, svegliarsi la mattina e pensare già a che fare il giorno.
Le cicale posate sugli alberi in pineta, le panchine assolate piene di gente assopita, le sdraie e i lettini girati nel verso del sole. L’odore della gomma bruciata di un materassino lasciato a donodolare sul mare, cuffie nelle orecchie, pettegolezzi d’intorno, le voci che senti ma senza ascoltare.
Lo sfoglio di una rivista, il sopore della sabbia sotto i piedi, il torpore delle mani dopo esserti addormentata in una posizione scomoda.
Zoccoli di legno che sbattono sulla pedana, il lato scivoloso di uno scoglio, correre nell’acqua.
Il sollievo delle gambe dopo una lunga nuotata, la sensazione delle gocce d’acqua salata su tutto il corpo, l’odore forte e dolce della crema solare.
Il fresco del doposole al cocco, dopo una doccia tonificante, il chiudere gli occhi un attimo sul letto, prima di uscire.
L’alba alle 6 di mattina, il fornaio con la porta socchiusa, i tacchi che scalpicciano per le scale e per le strade.
L’odore di un asciugamano bagnato, una corsa pazza per le scale, il clic di una macchina fotografica digitale, una canzone perfetta per il tramonto.
La spiaggia alle 8 la sera, gli ombrelloni chiusi, adolescenti che giocano a palla, cadono e si rialzano imprecando. Il tintinnio delle chiavi in una tasca, una porta che si chiude alle spalle senza far rumore, una notte che inizia tardi e finisce che è già presto.
Gli occhi che incontrano occhi per il corso, le luci dei negozi ancora accese, le panchine affollate di gelati, coni e coppette di tutti i gusti e colori. Sapore di cioccolato al peperoncino sulle labbra, nutella e yogurt, menta, limone. Lo sfriggolio di una crepe in preparazione, l’acquolina in bocca al ricordarne il sapore, le risate con un’amica su un muretto.
Parlare così tanto da perdere la voce, ballare così tanto da non sopportar più di avere i piedi, eppure continuare a ballare.
Gli sguardi dei ragazzi che ti offrono da bere, i tocchi e i sotterfugi per avvicinarti da lontano, le carezze date per caso, la paura di incontrare di nuovo un paio di occhi.
L’odore della menta dei Mojito, i vestitini messi senza giacchetto, una camicia nera da ricordare bene, una mano che si appoggia tra la nuca e il collo.
Il vento per la strada, il sale sulla pelle, il calore del ferro delle panchine state al sole. La solitudine delle vie nascoste, l’ombra di una torre e una spiaggia segreta, passeggiata assolata, ragazzi mano nella mano.
La sabbia sulle mani, lo smalto colorato, la pasta allo scoglio mangiata tutta d’un fiato.
Liquirizie colorate, lecca lecca alla fragola, profumo al sapore di the verde.
L’odore del sole al pomeriggio, lo shampo alla camomilla, un abbraccio, un sogno consumato giorno per giorno.
Le parole perse e quelle recuperate, nelle vie troppo piene di silenzio e colori; il mare, il suo scorrere lento, i sassi portati sulla riva.
Io che mi siedo, e sento sbattere le onde su di me.
Come un’amore dal ritmo perfetto.