Ricordi d’estate…

Settembre 3, 2008 di miticasiv

Ci sono cose che l’autunno spazza via, cose che d’inverno non si ricordano più perché se si ricordassero sempre non si potrebbe vivere serenamente un anno felice. Allora durano nella mente il tempo di un Settembre e poi passano; il tran tran e la noia stendono il loro velo opaco sopra tutto quanto e rimane solo un’alone di malinconia, nel sapere che non hai più una cosa bellissima, ma non sai qual’è, questa cosa che manca. Voglio imprimere qui, su questa pagina immaginaria, tutto ciò che tra un pò la mia testa indaffarata oscurerà da se stessa… voglio che quando non saprò più ricordare, ci sarà sempre una roccia scolpita che sarà segnata e farà la differenza tra una cosa vissuta e una cosa sognata…

La luce che filtra da una finestra socchiusa, il rombo nelle orecchie quando fai il morto nell’acqua, il profumo di una focaccia appena sfornata… il rumore leggero di una sedia spostata.
Grida di bimbi che litigano e fanno subito pace, lo scalpestio della ghiaia davanti casa, qualcuno che passa e rimanda un saluto.
Il caldo che emana un muro che è stato al sole, una stretta di mano, un sorriso. L’odore di fritto misto all’ora di pranzo e tu che hai fame, il rumore della doccia aperta, il “cià cià” di una bimba che gioca sulla riva.
L’inno dell’Italia, una medaglia al collo, svegliarsi la mattina e pensare già a che fare il giorno.
Le cicale posate sugli alberi in pineta, le panchine assolate piene di gente assopita, le sdraie e i lettini girati nel verso del sole. L’odore della gomma bruciata di un materassino lasciato a donodolare sul mare, cuffie nelle orecchie, pettegolezzi d’intorno, le voci che senti ma senza ascoltare.
Lo sfoglio di una rivista, il sopore della sabbia sotto i piedi, il torpore delle mani dopo esserti addormentata in una posizione scomoda.
Zoccoli di legno che sbattono sulla pedana, il lato scivoloso di uno scoglio, correre nell’acqua.
Il sollievo delle gambe dopo una lunga nuotata, la sensazione delle gocce d’acqua salata su tutto il corpo, l’odore forte e dolce della crema solare.
Il fresco del doposole al cocco, dopo una doccia tonificante, il chiudere gli occhi un attimo sul letto, prima di uscire.
L’alba alle 6 di mattina, il fornaio con la porta socchiusa, i tacchi che scalpicciano per le scale e per le strade.
L’odore di un asciugamano bagnato, una corsa pazza per le scale, il clic di una macchina fotografica digitale, una canzone perfetta per il tramonto.
La spiaggia alle 8 la sera, gli ombrelloni chiusi, adolescenti che giocano a palla, cadono e si rialzano imprecando. Il tintinnio delle chiavi in una tasca, una porta che si chiude alle spalle senza far rumore, una notte che inizia tardi e finisce che è già presto.
Gli occhi che incontrano occhi per il corso, le luci dei negozi ancora accese, le panchine affollate di gelati, coni e coppette di tutti i gusti e colori. Sapore di cioccolato al peperoncino sulle labbra, nutella e yogurt, menta, limone. Lo sfriggolio di una crepe in preparazione, l’acquolina in bocca al ricordarne il sapore, le risate con un’amica su un muretto.
Parlare così tanto da perdere la voce, ballare così tanto da non sopportar più di avere i piedi, eppure continuare a ballare.
Gli sguardi dei ragazzi che ti offrono da bere, i tocchi e i sotterfugi per avvicinarti da lontano, le carezze date per caso, la paura di incontrare di nuovo un paio di occhi.
L’odore della menta dei Mojito, i vestitini messi senza giacchetto, una camicia nera da ricordare bene, una mano che si appoggia tra la nuca e il collo.
Il vento per la strada, il sale sulla pelle, il calore del ferro delle panchine state al sole. La solitudine delle vie nascoste, l’ombra di una torre e una spiaggia segreta, passeggiata assolata, ragazzi mano nella mano.
La sabbia sulle mani, lo smalto colorato, la pasta allo scoglio mangiata tutta d’un fiato.
Liquirizie colorate, lecca lecca alla fragola, profumo al sapore di the verde.
L’odore del sole al pomeriggio, lo shampo alla camomilla, un abbraccio, un sogno consumato giorno per giorno.
Le parole perse e quelle recuperate, nelle vie troppo piene di silenzio e colori; il mare, il suo scorrere lento, i sassi portati sulla riva.
Io che mi siedo, e sento sbattere le onde su di me.
Come un’amore dal ritmo perfetto.

Poesia

Dicembre 1, 2007 di miticasiv

“Non poteva credere ai suoi occhi. Non poteva credere allo spettacolo che stava mostrandosi davanti ai suoi occhi. Fiocchi di cenere, trafitti in volo, stavano cadendo dal cielo come neve soffice, salvo poi macchiare di nero il terreno, una volta morti a terra, invece che di bianco. Impossibile capire il motivo di quel fenomeno, il cielo era nuvoloso solo a tratti, e a tratti era limpido. Non poteva essere un fenomeno climatico, non poteva essere il cielo a far piovere quei piccoli pezzi di infuso sconosciuto, semmai quella era Poesia, era tutta altra cosa. Dai suoi capelli scintillanti si levarono sussurri leggeri di luce… come stelle, i suoi occhi fissarono le sue domande, e non trovò risposta facilmente. Come al solito, non trovò risposta facilmente. Ma forse era Poesia.
Prese tra le mani i fiocchi venuti da lontano e al suo tocco caldo si sciolsero lasciando una macchia come d’inchiostro incastrata tra l’indice e il medio. Il marchio si espanse per un pò tra le pieghe delle falangi, poi si arrestò di colpo. Allora levò lo sguardo, immersa tra preoccupazione e orgoglio, e confusa si voltò intorno, in cerca di candore. E non ne vide. Solo buchi neri che scendevano dal nulla verso il nulla, solo quella pioggia silenziosa e ignorante, che non lasciava posto alle risposte, non lasciava spazio alle parole. La sua pelliccia bianca, le maniche lunghe e voluminose, avvolgevano quasi del tutto il suo corpo di bambina; le calze bianche come nuvole d’estate, le scarpe pulite, ogni cosa, stava per essere macchiata da quel male misterioso che silenzioso scendeva inspiegabilmente. Dal nulla verso il nulla. Sospirò. In preda all’ansia di partire e arrivare nel NonSoDove, si ritrovò a pregar di vedere smettere quell’assedio affascinante e scrupoloso. Non c’erano alternative alla verità. Avrebbe pagato il suo prezzo. Si sarebbe macchiata di quella polvere altalenante, che senza spargimenti di sangue, le avrebbe spezzato il cuore e sarebbe entrata a far parte della sua anima. Come i peccati migliori. Quelli della gola e dell’amore; i peccati più intensi, come quelli del cuore e della libertà. Libertà, sussurrò con le labbra senza voce, mentre il contorno dei suoi occhi limpidi veniva sfumato come una matita colorata dallo sciogliersi di quell’essenza, che ora aveva iniziato a piovere con molta più intensità, sopra la sua faccia; e lei il viso l’aveva rivolto verso l’alto, volutamente, nel tentativo, forse invano, ma non importava, di salvare per lo meno i capelli. Quei bei capelli lucenti castani, che portava con ardore fluenti sulle spalle, che le scendevano vivaci sulla schiena e dei quali era innamorata più di ogni altra cosa del suo corpo, più di ogni altra cosa che aveva addosso, più di quella pelliccia bianca, più delle sue calze di bambina innocente e felice.
Si sentiva molto Lolita, e un pò Piccola Principessa, ma si sa, i fiocchi di cenere invadono tutto quando cadono e mischiano le carte. Il Jolly aveva già impresso il suo marchio ovunque e adesso toccava pure alla sua spada. Libertà… sussurrò di nuovo, quando anche un altro rigo le macchiò le guance e come lacrime nere adesso il viso era vivo di altri sogni e altri desideri, come Alice che nel Paese delle Meraviglie vaga alla ricerca di se stessa e alla fine non si riesce a capire se veramente si trova, oppure si sveglia.
Ma ormai era tardi per sentire l’angoscia, ormai era tardi per rinchiudersi nuovamente dentro il suo messaggio in bottiglia, tanto valeva restare là sotto a frantumare gioia e riparare cocci rotti col pensiero; tanto valeva farlo davvero, prendere una stada sotto quella neve scura e trovare un significato nascosto, che sicuramente c’era, ma non le era dato saperlo. Se non altro non ancora.
Poi, d’un tratto, tutto si spense.
Come un tic di un’accendersi di luce, la notte scesa a fiocchi smise di cadere, lasciando segni sulla pelle e incubi dentro al cuore. Libertà… provò a sussurrare ancora, ad occhi chiusi, aspettando un attimo eterno prima di aprirli; la paura era trovare catene intorno ai polsi e alle caviglie, una volta aperti.
La verità è difficile da comprendere, ma una volta capita, gustata, assaporata, si fa lasciare sola, ti fa sentire sola, abbandonata, persa. Ma senza più lacci che ti tengono a terra.
La verità ti fa assaporare volare.
Aprì gli occhi.
Lo spettacolo che le si mostrò davanti valeva molto di più dell’innocenza perduta, valeva molto di più di una pelliccia sporcata, di qualche penna volante, che col suo volteggio leggero, aveva rigato di nero il volto di una bambina.
Sorrise. Non poteva credere ai suoi occhi.
Un intero immenso muro di mattoni gialli le si prostrò davanti in tutta la sua bellezza e il suo splendore. Ma non era come gli altri muri che aveva trovato finora a bloccargli la strada. Quello era diverso. Quello non poteva essere abbattuto, sarebbe stato come abbattere una delle sette meraviglie del mondo; non si può desiderare di buttar giù una Piramide di Cheope. Forse era arrivata al cuore della questione, di tutta la questione. Si avvicinò furtiva ed esaltata allo stesso tempo, con lo stesso fare misterioso che l’aveva caratterizzata finora, ma adesso in più aveva un qualcosa che prima non c’era: una sorta di consapevolezza, di speranza, di conferma. Una sorta di risposta a ciò che prima non ne aveva. Sfiorò con dolcezza uno di quei mattoni luccicanti e fu quasi abbagliata dal loro riflesso, col sole che ci sbatteva contro e rendeva tutto così impuramente insolito e stellare. Non appena passò il dito su quelle fessure diritte e perfette si accorse che una patina polverosa le si era attaccata alla pelle: oro.
Era oro.
Il muro era fatto d’oro. Il giallo che brillava al riflesso del sole e dell’aria altro non era che oro, oro puro e ogni mattone era un lingotto dal Valore ineguagliabile su tutta la terra. Un muro che solo lei conosceva, che solo lei poteva vedere, aveva diritto a vedere e conoscere. E solo lei poteva superare. Adesso conosceva il Valore del suo muro, il vero muro, quello da non abbattere, quello da non buttar giù con la forza, la violenza o la magia. Quello da amare e abbracciare. Quello su cui appoggiarsi o riflettere. Quello che faceva delle sue basi il suo nome, la sua persona, il suo essere se stessa. Tutto il viaggio non era servito ad altro, doveva solo raggiungere quel muro e poi… e poi avrebbe messo le ali. Il muro d’oro. In tanti avevano provato ad abbatterlo, lo vedeva nello specchio messo alle sue spalle, che un dì di tanti anni prima un guardiano indaffarato aveva posizionato in attesa che qualche ladro potesse provare a rubarlo. Ma nessun indagine mentale, nessun mostro nascosto nella sua anima aveva potuto anche solo intaccarlo, nessuna mano molesta e cattiva aveva potuto prenderne possesso. Lo sentiva adesso, quel muro, quel muro caldo e amico, era dentro di lei.
Tolse delicatamente la mano dai mattoni, distrattamente si guardò intorno.
Era stato senz’altro costruito per lei, e per lei soltanto.
Ma di una cosa era certa. Se non fosse stato per quella pioggia di fiocchi di cenere caduti dal nulla verso il nulla, se non fosse stato per quell’evento inatteso che l’aveva macchiata per sempre nel suo essere più profondo, e intaccata per sempre di verità nascoste e Poesia, non avrebbe mai potuto vedere quel muro dorato, non sarebbe mai venuta a conoscenza del suo valore più vero e, soprattutto, non avrebbe mai capito quella parola che ancora sussurrava, solo con le labbra, senza voce. Libertà…
Sentì nascere, con un brivido nelle ossa, due piccole ali.
Aveva imparato a vivere e adesso, poteva imparare a volare.”

LUNA SPENTA

Giugno 7, 2007 di miticasiv

Luna spenta
sopra i mari
le tue eco dolci
rifletteranno;
Luna stanca
i tuoi sospiri
oltre i confini
lacrimeranno.
E saranno in tanti
mani in alto al cielo
a renderti il saluto
come un baleno.
Ti coprirai di frasi,
a cavalcar le onde
le sponde
vestirai soffrendo;
lacrime amare
ad ogni risveglio.
Luna spenta
la tua classe non è servita
e non ho visto
batter la fuga,
non hai vinto
la tua partita.
Dipartita
la tua stella arranca,
mesta torni
alla tua alba veglia.
Luna storta
la tua notte illumini,
il buio ha rintocchi
nei tuoi occhi
e nei tuoi riflessi;
annega il tuo sapore
nel non saperti vittoriosa;
una striscia color porpora
una ciurma silenziosa
e il mare opaco.
Luna persa
sei stata fuoco,
sei stata vita,
lasciato hai il vuoto;
e lacrime amare
ad oggi risveglio.
Oltre i tuoi confini
ti spingerai lontano.

Luna Rossa
stasera
io ti prendo per mano.

Sangue le mie mani…

Maggio 16, 2007 di miticasiv

La corda tesa si è spezzata. Ha lasciato lividi sul cuore, ferite nelle mani, a cosa è servito tirarla fino a questo punto io non lo so… come se non sapessi che tirando tirando si sarebbe strappata.
Mi ha lasciato sangue sulle mani, una macchia è finita pure sulla guancia, quando stremata dalla fatica, a terra ho tentato invano di asciugarmi le lacrime. Amaro sulla bocca, il mio sapore saponato sa di terra, faccia a terra, nel fango, la corda spezzata sopra di me, a tenermi ancora legata a te perduto ormai, dall’altra parte del tuo mondo, perduto nella tua vita, nei tuoi pensieri, nei tuoi sogni migliori.
vedo allontanarti come in un sogno dall’aria strana, che mi prende e mi porta lontana, a richiamarti in altre notti, a vederti concitato nel vedermi… NO!
SONO SOLO SOGNI!
SONO SOLO BOLLE DI SAPONE NELL’ARIA!
VOLANO UN SECONDO, NON DURANO UN’ORA!
Voglio chiamarti “caro”, ma la realtà ha catene pesanti e non posso volare come un gabbiano: io non so volare.
Ho perso le note nella veglia, ho accantonato da sempre la scintilla, mi chiedo anzi perché ho avuto voglia di riviverla, mi sa che la riaccantono in quell’angolo in tutta fretta.
La corda si è spezzata, ha rigato le mie mani di vuoto e dolore, ha lo stesso sapore di una sconfitta, no è peggiore; dalla sconfitta si rinasce, dalla morte non si può rivivere.
Ho schiacciato la speranza cadendoci sopra e morirà prima di me, ingrata l’ho frantumata dopo avermi sopportato a lungo. Il sasso non l’ho preso, ho strinto forte ma mi è sfuggito, come al solito m’è sfuggito, eppure l’avevo lì, a un passo.
La vita è legata a un filo.. possbile che io rimanga sempre appesa?
La corda tesa si è spezzata.
Ho letto la tristezza sul tuo viso, non ho letto dubbio, o rischio.
Ho letto solo tristezza, inquietudine, voglia di stare da solo, non con me. Tu non ti accorgi di me, non ti accorgi che per me ogni tuo sguardo è una matita colorata che disegna il mondo.
Ogni sorriso, un raggio di sole che accarezza il giorno.
Hai visto oggi quante nuvole? Non ti sei domandato perché pioveva stamani? Conta quante volte hai sorriso di fronte a me. Poche… ecco perché oggi è freddo e piove… il sole fa capolino ad ogni tuo gesto; ma ad ogni tuo niente si allontana.
La tristezza nei tuoi occhi non mi aiuta ad andare avanti, che mi ripudi o mi abbracci, non fa differenza. L’unica differenza è con te o senza.
La corda si è spezzata, la guardo di diniego, ma ripudiarla adesso è tardi, me la tengo; forse mi hai aiutato a salire sul muro, ma una volta voltato son caduta alle tue spalle.
Tu non mi noti, ogni sforzo è vano, posso pure strappare questa corda, legarmela addosso, legarla a te, ma tu non ti accorgerai di me.
Mi guardo i palmi, sconfitta e sudata, fisso le ferite sopra le venature rosa.
Questa messinscena può anche finire per me, possono chiudere tutto dentro le mie paure, tanto alla fine non ci sono scappatoie, tanto alla fine, non è che rimani.
Tristezza ai tuoi occhi, sangue le mie mani.

Dedicato a te (Pianti Gentili)

Aprile 14, 2007 di miticasiv

Dedicato a te
e ai tuoi pianti gentili
che soffochi in un soffio
tra le mani…
I tuoi ormeggi son caduti
le tue lacrime
scostate
dagli occhi
io che fisso i tuoi mondi
e ritrovo i tuoi mille sogni…
La miriade di parole
cantate al vento,
la cascata di giornate
rimaste dentro
e rinate
in un istante
un attimo appena,
giusto il tempo di rendersi conto
che gli anni passati
son stati altalena
di gesti inconsci
fottuti
o gioiosi…
le nostre strade sparata
e i nostri strani percorsi.
Ma oggi
dedicato a te,
il mio pensiero è in viaggio
sulla tua distanza
ferma e accosta
sente la mancanza
di un passato magico
e ora ostile,
di un dì fatato
ora umilmente vile;
ora umilmente muore
accorro in un abbraccio
che non so esprimere a parole
per questo la mia faccia è inanimata
per questo il mio sguardo vaga
alla ricerca ancora
di un tuo sguardo d’intesa
e non lo trova
eppur capisco la tua sofferenza
amica mia
hai sofferto già abbastanza
la tua magia
il tuo affetto
la tua presenza…
ho accostato
e ho attraversato la tua strada.
Un bagaglio di notizie
giusto l’attimo in cui
si cade e si muore
giusto l’attimo di un dispiacere
e rendersi conto che l’altalena
degli anni passati…
dedicato a te
il mio pensiero non nasconde
la distanza
ma il nostro animo
ora
avanza;
dedicato a te
i nostri passi percorsi,
dedicato a te
la nostra distanza confusa
ci unisce e ci annega…
tutto in un giorno
in una sirena acuta.
La mia distanza
accorta
ora sente la mancanza
dei nostri giochi di bambine…

Paradiso è una stanza chiusa,
le grida acute di due amiche per la pelle
che parlano e parlano senza mai stancarsi..
felicità adesso
erano i nostri occhi
che ricordo ancora come fosse giorno,
la poltrona per studiare,
i libri sulle ginocchia,
io distesa in terra,
un dolce in una mano.

I nostri sguardi si incrociano
sento bene ciò che ERI…
dedicato a te
questo abbraccio cauto
che non so esprimere a parole
per questo il mio sguardo vaga
alla ricerca ancora di uno sguardo d’intesa
mentre accosto,
ho ripercorso la tua strada.
La bellezza dei nostri anni
la nascondi
ovunque intorno a te..
e ti riconosco…
nei tuoi pianti gentili
che soffochi in un soffio
tra le mani…
ti riconosco
coi tuoi ormeggi caduti,
le tue lacrime
scavate negli occhi
i tuoi mondi dorati
e tutti i tuoi sogni..
La miriade di parole
ora eco nel vento
e la cascata di giornate
rinate
dentro.

Al volo

Aprile 14, 2007 di miticasiv

Non ho nulla di te
che mi dice cos’è
che ne vale la pena…
nulla ho di te
per sapere il perché
di ogni mia mossa…
Nulla ho
da sembrare indifesa
non un sogno passeggero
non meteora
in attesa
di sfracellarsi al suolo.
Per adesso volo
siamo gabbiani in tempesta
le ali spezzate ci giocano brutti tiri,
ma l’importante è che siamo insieme.
Nulla ho di te
che mi faccia
andar via,
che mi faccia posare una pietra
e poi via,
che mi faccia cacciare
dal Paradiso o
inferno
o quello che sia…
Nulla ho di te,
le mie ali bagnate
si addormentano innocenti
mentre sto per cadere;
ma la tua tempesta ha sete
dei miei cammini
e come meteora attendo
di crollare al suolo.
Mi terrai?
Mi chiedo…
se vedi che cado,
gabbiano,
riprendimi
al
volo.

Eravamo i Campioni del Mondo…

Febbraio 4, 2007 di miticasiv

Questo quando? Sembra passata un’infinità di tempo.. io non ricordo più quel tempo… voi lo ricordate?? Ricordate i bambini per le strade, abbottonati alle camice azzurre con lo stemma dell’Italia stampato sopra? Ricordate i prati verdi e i cieli azzurri, gli schiamazzi dei pomeriggi d’estate, le cicale in festa?? Ricordate tutto questo?? Io no..
Io non ricordo più le sembianze di un’umana gioia, non ricordo più le semplici passeggiate nascoste, a sbirciare fra l’erba il fragore dell’estate, a contare i giorni che separavano il Gran Giorno, le facce pulite accostate agli angoli, a regalarti sorrisi e speranze. Non ricordo più il calore delle mie mattina allegre, passate in angoscia a studiare, pensando sperando aspettando la partita del cuore, a ridere a scherzare a passare momenti intensi, fusi in un abbraccio, sospeso tra i venti di uno spettacolo irripetibile. Voi ricordate tutto questo?? L’immensità di un sogno? Cos’è immensità? E cos’è sogno? Cosa sono i bambini per le strade, cos’è quella maglia azzurra e lo stemma stampato sopra? Cosa significano ancora quelle stelle? Siamo i Campioni del Mondo?
Questo quando??
Sembra passata un’infinità di tempo, finita a bruciare dentro a stufe, consegnata al domani come persone vuote, ignoranti prepotenti; persone che hanno perso la felicità del Mondo e intendono trovarla nel distruggere il sogno…
I bambini prendono a calci un pallone, le scarpe macchiate di terra e dolore; i bambini ancora prendono a calci il dolore… ma il pallone che fine ha fatto?
Io non ricordo i dolci attimi innocenti che finivano le giornate ben oltre dopo i tramonti. Che fine hanno fatto le bandiere vincenti, le sfilate sotto le stelle, le notti invadenti??
Questo quando?? Ben oltre dopo ciò che ricordo, perchè il pensiero affievolisce piano, resta solo un suono sordo. Come quando di vita non ce n’è rimasta alcuna e il suono che si sente è il respiro che fa fatica. Fa fatica a restare vita, nasconde morte sotto le stelle, nasconde morte le strade deserte, gli stadi affollati affollano di morte, accalcati e stretti cerchiamo la morte sotto le stelle cerchiamo la morte, beviamo la morte al mattino davanti la televisione a sentire Ronaldo rivestito d’oro e Tizio caduto un minuto di silenzio e mi chiedo se basta, un minuto di silenzio, mi chiedo se basta un minuto di silenzio a sotterrare il calcio, a render cadavere anche l’incanto, i bambini giocano per strada, tirano calci al pallone, no, i bambini giocano per ore a tirare bombe per un pallone, i bambini giocano intanto a vivere una vita di dolore, prendono a calci il dolore e chi lo prende in faccia è morto, fiato corto, raccattano fantasmi dal passato, macchè passato e passato, il passato è ora, faccia in giù, faccia da galera, che senso ha la morte sotto le stelle, che senso hanno gli stadi di morte riverse, che senso hanno le strade deserte, deserte di sorrisi, di sogni, di gente, accalcati e stretti cerchiamo la morte, stendiamo la morte sopra l’ennesimo assassino impunito perché minorenne, la mano che uccide non è minorenne ha sete di sangue e menzogna non mente a cercare la vita in una partita seguirà il dolore, un grido che muore. C’erano stati sogni, c’erano state strade, affollate, lacrime e sorrisi, dipinti i visi d’azzurro e d’intenso colore, c’erano state speranze e ole improvvisate, danze certezze, carezze del cuore.
Questo quando? Anch’io non ricordo.. ricordate voi per me? Ricordate le corse esaurite, le macchine andate, le piazze contorte, i sogni alle porte, i voli sopra i tetti, gli inni cantati a squarciagola fra le case, i vecchi impazziti, i bambini contenti, le strade, le strade… vi ricordate la gente per le strade!? Il traffico fermo la mano suadente, il pubblico allegro, la finale esaltante, la staffetta imponente, l’enensima staffetta, poi la gioia da ultimo un urlo da stadio, non lo stadio affollato affollato di morte, ma stadio fremente di felicità a frotte. E tutti a domandarsi “c’è un giorno migliore?” eh no, oltre a questo c’è solo dolore.
Vivere una notte e poi morire per sempre, è questo che stiamo vivendo?
Ce lo siamo scrollati di dosso, eppure c’è stato un giorno, in cui il nostro canto era “Campioni del Mondo”..
Eravamo i Campioni del Mondo… questo quando? Sembra passata un’infinità di tempo. I bambini tiravano calci a un pallone. Lo stemma sulle maglie, la festa, il calore. Adesso che vediamo la morte trionfare, come possiamo ricordare l’immensità di un sogno? Cos’è immensità? E cos’è sogno?

Nemmeno un’ora

Gennaio 14, 2007 di miticasiv

Io sono la morte
che regna regina
dentro le fauci
di una mattina
faccia da zombie
la fine è ormai sorta,
il colore dell’alba
il mio sangue vi porta.

Il sono il male
che trafigge il mondo
io sono del bene
nemico profondo,
respiro l’annuncio
lo sento già al tatto
lo sento con gli occhi, il gusto, l’olfatto;
una botola aperta
e poi… niente altro.

Io sono il male
che adesso v’implora,
morire me
non farà rivivere un’ora
nemmeno un’ora
i miei morti ammazzati
cadaveri uccisi
trafitti, spietati…

Nemmeno per un’ora
donerete loro la vita
quel che farete adesso
è perder la vostra partita.

Non sono io il male
che tutti van cercando
sono forse io il santo?
Dalle ceneri sorto;
con un cappio al collo,
condannato e morto.

Non sono del bene
il solo nemico
sebbene del bene
non mi sia mai vestito
e cercare la pace
non è stato mio diletto,
ma questo non lo fate
neppure voi adesso.

Respiro l’annuncio
della mia fine
piego le gambe,
ascolto le ombre vicine…

Io sono il male
che il mondo combatte;
sono le guerre, i conti,
la morte;
sono l’annuncio
che sento già dato
una botola si apre…
e poi niente altro.

Ero io il male
di questo sporco mondo
e mentre me ne vado
nessuna pena sconto
perché a punirmi in cielo
forse ci penserà Dio,
ma lì,
sulla terra…
sono ancora IO.

La precarietà del ghiaccio

Novembre 1, 2006 di miticasiv

E a cosa penso?
Penso, ripenso al gelido bisbiglio
Che rimane nella mente
Come un risveglio
E nel sospiro dolce d’incanto

Mi rivedo ora sopra il ghiaccio
A immortalare lame e figure
Dentro l’immensità di un sogno
Lacrime e paura
Dentro la precarietà di un sogno.
A cosa penso…
Penso al cammino che ho formato
Rigando coi passi lo strato infinito
E penso a quel solco fatato,
la gioia di un lontano giorno,
che rianima i miei momenti di assenza
e volteggio io, come una trottola vivace,
ma solo nella mente,
il resto si sa,
ha il sapore di una bugia
di una beffa insopportabile.
Penso ripenso al gelido sbadiglio
Che rimane impresso come un appiglio
Dal quale non mi smuovo.
E rimango appesa,
impiccata a quel sogno d’incanto
che vive nel sonno
e non sul ghiaccio;
a immortalare figure ed abbracci
dentro la precarietà del giorno;
e mentre il sole sale
io accenno a un risveglio
e qualcosa è cambiato.
Rimango appesa
All’immensità del sogno.

Scivolo piano,
lontano bisbiglio;
il ghiaccio permane
dentro.
In bocca, l’amaro di un brusco risveglio.

Poesia in concorso a “Inpuntadipenna 2006″ e pubblicata sull’antologia “Sportiamoci in versi”, quarta edizione

La gioia d’oro

Ottobre 31, 2006 di miticasiv

Presi in mano la gioia
Come un sogno,
e la gioia passò di mano in mano.
Si sparse la voce
Della felicità
Perché altra gente
Iniziò a gridare.
Una scena
Che sapeva d’ infinito.
Dall’alto del cielo
La gioia si tinse
D’un azzurro
Italiano,
e dal basso io,
piccolo, non meritavo questo.
Baciai la gioia
E non me la lasciai
Sfuggire.

“Domani tutto
tornerà normale.
Ma oggi
Fatemi vivere
Un sogno.”
E la gioia passò di mano in mano.

Poesia in concorso a “Inpuntadipenna 2006″ e pubblicata sull’antologia “Sportiamoci in versi”, quarta edizione